Il guerrilla marketing “è la verità resa affascinante”, per dirla con parole di Levinson. Un insieme di tattiche di marketing volte a ottenere obiettivi convenzionali attraverso l’uso di mezzi atipici e inconsueti. L’investimento maggiore non è il denaro, ma il tempo, l’energia, l’immaginazione e le informazioni.

Pubblicità tradizionale e guerrilla marketing. Quali differenze?

La pubblicità tradizionale, per attirare il consumatore, deve essere originale e di qualità, ma comporta anche budget elevati e l’acquisto di numerosi spazi promozionali. I migliori, i più grandi. Nessun rischio, va sul sicuro servendosi di celebri emittenti televisive e scintillanti inserzioni nelle riviste più famose.

La chiave di successo del guerrilla marketing, invece, è la creatività. L’ossessione, il passaparola. Il suo compito è aguzzare l’ingegno e mostrarsi nei luoghi più imprevisti per sorprendere il pubblico con qualcosa di inaspettato. Il concetto stesso di spazio viene rielaborato: non è più un mero supporto ma un attore che contribuisce all’efficacia della campagna. Gli angoli delle strade di periferia, infatti, diventano ottimi alleati per la diffusione del messaggio. Le fermate dell’autobus e le bustine di ketchup pure.

Pensate per un attimo di trovarvi di fronte a un nemico molto potente, ricco, con un esercito enorme e dotato di una strumentazione super tecnologica. Nessun equipaggiamento adatto e nemmeno l’ombra di un amico a coprirvi le spalle. Scappare è impossibile. L’unica soluzione per uscirne vivi è sfruttare metodi poco ortodossi per affrontare e vincere contro l’avversario. Insomma, accendere il cervello e ricorrere a una buona dose di creatività.

Perché nasce e a cosa serve il guerrilla marketing?

Da tempo ormai i consumatori hanno manifestato disinteresse nei confronti delle continue promozioni che passano attraverso i mezzi tradizionali. Sono stanchi di essere sommersi da claim e pay off e reagiscono cambiando canale o riagganciando il telefono. Per stupirli, l’agenzia pubblicitaria deve sfoderare nuove armi: l’unicità, il talento e l’imprevedibilità.

Chi fa guerrilla marketing?

Fa gola a grandi e piccoli marchi. Il basso costo, infatti, è uno degli ingredienti necessari per la buona riuscita del “piatto”, dato che consente di raggiungere un pubblico davvero molto vasto senza grossi investimenti. Stuzzica l’appetito anche delle organizzazioni no profit. “Combattere” tutti i giorni con scarso budget e riuscire nel tentativo di “educare” anche il consumatore più diffidente, è un’impresa. Per questo anche gli enti che hanno a cuore il sociale fanno l’occhiolino al fratellino estroso della vecchia réclame.

E il Web?

Con l’arrivo di Internet le possibilità offerte dalla pubblicità non convenzionale si sono moltiplicate a dismisura. La rete, infatti, può essere utilizzata per condividere idee brillanti con un pubblico internazionale e, soprattutto, illimitato. Ma per comprendere fino in fondo di cosa stiamo parlando, niente è meglio delle immagini. Ecco qualche esempio di guerrilla marketing che arriva direttamente dalla “collezione” dei preferiti della nostra agenzia.

Guerrilla marketing: cos’è e a cosa serve?

Guerrilla marketing: cos’è e a cosa serve?

Guerrilla marketing: cos’è e a cosa serve?

Guerrilla marketing: cos’è e a cosa serve?

La tradizione ci piace. Superare i limiti di più. La creatività ci tiene (iper)attivi.

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Guerrilla marketing: cos’è e a cosa serve?
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Guerrilla marketing: ottenere obiettivi convenzionali attraverso l’uso di mezzi atipici, in cui l'investimento maggiore è l'immaginazione.
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