Signorelli & Partners

Tutti pazzi per la Native Advertising

Native advertising? Se ne parla sempre più spesso… ma cos’è?

Si tratta di una tecnica pubblicitaria “full immersion, che integra contenuti editoriali e messaggi promozionali all’interno di un contesto ben preciso.

Un vero e proprio tuffo dentro il nostro mondo di interessi.
Per citare Dan Greenberg, CEO di Sharethrough e uno dei primi a utilizzare il termine, la native advertising è “un tipo di media integrato nel design e dove gli annunci pubblicitari sono parte del contenuto”.

Insomma, coerenza e continuità con ciò che ci appassiona.

A differenza della pubblicità tradizionale, l’obiettivo non è più quello di distrarre i lettori; piuttosto, la parola chiave che risuona frequentemente ad alta voce è solo una: engagement.

Catturare l’interesse con un contenuto sponsorizzato, che stimoli l’immedesimazione tra emittente e ricevente, richiede uno sforzo creativo notevole, ma la native advertising è già sinonimo di opportunità per le imprese al passo con i tempi.

Cosa ne pensano gli esperti e quale sarà il futuro della native advertising?

E se l’utente avrà difficoltà a distinguere i contenuti editoriali da quelli pubblicitari… allora avrete fatto centro!

Un po’ di tempo fa, il New York Times ha ospitato un contenuto di Netflix per lanciare la 2° stagione della serie tv “Orange is the new black”, che racconta la vita di alcune donne finite in carcere per svariati motivi. L’articolo, un buon esempio di long form journalism con immagini e video, offriva un’analisi attenta del sistema carcerario americano con un focus sulla presenza femminile.